I “Writer” dell’UNPA

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unpaCamminando lungo le strade della città potreste aver notato sui muri di alcuni palazzi criptiche frecce, lettere, circoli, un po’ sbiaditi ma ancora visibili. Non sono opera di qualche writer con il gusto per il vintage, ma sono i simboli indicanti pozzi, idranti, rifugi, uscite di sicurezza, che, durante i bombardamenti che hanno dilaniato Genova durante la seconda guerra mondiale, hanno significato per molti la salvezza.

Questo genere di segnaletica è stata realizzata dai membri dell’Unione Nazionale Protezione Antiaerea. L’UNPA venne istituita il 31 agosto 1934 come branca della protezione civile; era costituita solo da volontari incaricati dal regime di organizzare le operazioni di soccorso in caso di bombardamenti e di formare ed educare la popolazione civile a un corretto comportamento durante un attacco aereo. Nei primi anni dalla sua nascita l’attività svolta, anche a causa della scarsità di fondi, era quasi unicamente quella di propaganda coordinata dai fasci locali a cui le organizzazioni territoriali dovevano fare riferimento. Con l’entrata in guerra dell’Italia, il conseguente oscuramento delle città, l’UNPA passò a un compito più operativo e venne militarizzata. Negli anni del conflitto i volontari andavano ad affiancare l’operato dei Vigili del Fuoco per la ricerca, lo scavo e l’estrazione dei superstiti, e dei Vigili Urbani per il controllo del rispetto delle norme di protezione adottate, come l’offuscamento delle finestre di case e negozi e la schermatura dei fari di auto, biciclette e mezzi pubblici.

Ma chi erano i membri dell’UNPA? E come erano organizzati?

Il coinvolgimento era prevalentemente maschile, anche se non era esclusa la presenza di donne. Venivano scelte persone molto giovani, oppure di età compresa tra i 40 e i 45 anni, insomma coloro che non erano soggetti a obblighi militari.

In una prima fase la selezione dei volontari era piuttosto severa e operai edili, carpentieri, muratori, idraulici, venivano generalmente preferiti, in quanto richiedevano un minore addestramento. L’acuirsi della guerra e il suo andamento tragico per le nostre forze militari però mutarono gli scenari. Negli anni successivi molti dei volontari furono richiamati alle armi (l’UNPA infatti non faceva parte delle forze armate e quindi chi vi prestava servizio non risultava come combattente e poteva essere pertanto arruolato). Per ovviare alla mancanza di personale vennero reclutate soprattutto persone anziane, con problemi fisici (riformati dall’esercito) e anche ex esuli che avendo lasciato il paese nei primi anni del regime non potevano essere regolarmente impiegati nell’esercito o nella Milizia. Per questi ultimi in particolare l’impiego nell’UNPA voleva rappresentare una sorta di punizione. Infatti negli anni più duri del conflitto uscire in strada dopo un bombardamento in cerca di superstiti poteva essere molto pericoloso sia per il rischio crolli e incendi sia per le successive incursioni nemiche che “ripassavano” a mitragliare le zone colpite.

L’UNPA era costituita da due elementi, uno con compito di controllo e prevenzione, rappresentato dalla figura del “capo fabbricato”, l’altro con mansioni operative.

Ogni abitazione con più inquilini doveva avere un “capo fabbricato” responsabile, accanto ad altri compiti di controllo politico, della prevenzione dei danni agli edifici attraverso la eliminazione di materiali infiammabili dalle soffitte e della realizzazione nelle cantine dei palazzi di rifugi antiaerei. Ai capi fabbricato spettava inoltre la sorveglianza dei rifugi, anche per quanto riguardava la dotazione di idranti e uscite di sicurezza.

Le squadre di primo intervento invece affrontavano le conseguenze immediate dei bombardamenti (crolli, incendi, fughe di gas, danni agli impianti idrici, morti, soccorsi ai feriti ecc.).

Se in un primo momento essere membro di questa organizzazione era per i più un motivo di prestigio, sostegno al regime e in un certo qual modo di potere (a partire dal 1940 i capi fabbricato furono addirittura equiparati, con un decreto ministeriale, ai pubblici ufficiali), negli ultimi anni del conflitto l’opera di queste persone è stata decisiva per la sorte di moltissimi superstiti e far parte dell’UNPA anziché equivalente di elevazione sociale e autorità, diventava sinonimo di pericolo mortale e altruismo.



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